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#JoinTheTeam: Q&A per rispondere alle vostre curiosità sul mondo della F1

Non capita tutti i giorni di poter avere all’interno di un Team di F1 uno “di noi”, un Petrolhead, un appassionato di motori che sia in grado di raccontarvi con occhi diversi, oserei dire meno filtrati, quella che è la vita nel Paddock dello sport motoristico più seguito al mondo. Ecco perchè, dopo avervi raccontato giorno per giorno quali fossero le mie impressioni (giovedìvenerdìsabato e domenica). abbiamo deciso di rispondere ad alcune delle vostre domande in merito appunto a questa esperienza di vita che grazie al #JoinTheTeam contest ci siamo ritrovati a vivere tra le fila del Sahara Force India F1 Team. Diamo quindi il via a questo Q&A.

ALBERTO GRASSO: “Una persona normale, sbalzata nel mondo velocissimo della F1, cosa prova? Qual è il primo impatto, com’è partecipare? E poi: all’inizio ti sarai sentito spaesato e confuso dalla velocità con cui tutto avviene. Chi o cosa è stato il tuo punto di riferimento per non essere letteralmente investito da questo mondo?”

ITALIAN WHEELS: La mia risposta comincia con una precisazione: un blogger che racconta ogni giorno il mondo della F1 è meno “normale” di una persona qualunque. E’ in qualche modo preparato a quello che si troverà davanti, sa che in determinati momenti la pressione sarà altissima, sa in quali ore della giornata questo succederà.Ma persino per una persona che sa a grandi linee cosa aspettarsi il primo impatto con la vita del Paddock è piuttosto traumatico. Immaginate quindi cosa potrebbe accadere ad un profano totale se dovesse per caso essere inserito in un Team di F1: la parola che mi viene in mente per descrivere meglio la sensazione che potrebbe provare è “smarrimento”. La F1 è un mondo che vive senza soluzione di continuità e all’inizio si ha la sensazione di essere sballottati dagli eventi per come si è travolti dagli orari tanto lunghi quanto stretti, per come ognuno sembra viaggiare a velocità doppia, per come il Paddock pretenda da te di più di quanto tu non abbia preteso da te stesso. Già – e qui mi ricollego al secondo punto della domanda – perchè tra i luccicanti Motorhome c’è un mondo che non riposa praticamente mai: e questa impressione mi è arrivata durante un GP che non era un “Back-To-Back”, quindi figuratevi voi cosa potrà accadere in quei casi. Tutti corrono, tutti schizzano letteralmente da una parte all’altra: devi adattarti ed imparare ad essere veloce a tua volta, altrimenti sei una zavorra. Racconto un breve aneddoto: giovedì, per scrivere il mio report in inglese (lingua che padroneggio sì, ma che non è quella madre) mi è stata data un’ora e 15 di tempo. Se pensate che i report con cui ho vinto il concorso li ho scritti in 4-5 ore ciascuno, già 1 ora e 15 è un tempo nettamente inferiore. Al venerdì, William (Responsabile del Settore Stampa della Force India) mi dice, con un candore celestiale: “Stefano, hai presente il tempo in cui ha scritto ieri il tuo articolo?”. “Sì William, perchè?”. “Perchè oggi hai la metà del tempo. Ma ce la farai.”, conclude sorridendo ed uscendo dal Press Office. Si aspettano che tu riesca a viaggiare ai loro ritmi – e fidatevi, i due William con cui ho lavorato io erano fulminei – perchè sono quelli gli unici ritmi a cui la F1 sottosta. Non ne conoscono altri. E qui concludo la mia risposta, legandomi all’ultima parte della domanda: per rimanere a galla tra i flutti tumultuosi di questa F1, bisogna imparare a rimanere concentrati solo ed esclusivamente su ciò per cui si è stati scelti. Sono un meccanico? Perfetto, non andrò a sentire Hulk e Checo a nessuna delle interviste che rilasceranno. Sono un addetto stampa? Ok, non andrò mai a curiosare nel box o non mi fermerò mai a rimirare le due VJM08. Non è permesso perdere del tempo in un mondo che si fonda sui millesimi di secondo.

LORENZO TRAVISANUTTO: “Cosa preferiscono fare Nico e Sergio prima della gara e durante il weekend in generale per prepararsi? Si cercano di distrarre oppure preferiscono concentrarsi rimanendo a contatto con il box?”

ITALIAN WHEELS: L’impressione che i due driver della Force India mi hanno dato è che i piloti con la propria crew condividano molto, sia a livello lavorativo che a livello puramente emozionale, ma solamente nei momenti che contano. Al giovedì, al venerdì nelle ore morte, sia Hulk che Checo non sono presenze fisse nel box. Anche perchè, oltre al fatto di avere orari leggermente differenti rispetto al resto del Team, hanno davvero troppa attività di PR da fare: le Conferenze Stampa ufficiali che le TV mandano in onda al giovedì non sono che la punta dell’iceberg per i piloti. Intervista per un giornale di là, presenza nel Motorhome di uno sponsor di là, Media Session quiggiù, briefing tecnico lassù. Sono attività che prendono tanto tempo, soprattutto perchè vengono fatte più volte al giorno e durante tutti i giorni. Diciamo quindi che i piloti sono “costretti” a distrarsi in questo modo, mentre il contatto con il box è lasciato a quelle ore in cui conta davvero.

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MARCO DI GERONIMO: “Da quanto hai potuto notare, come sono i rapporti con i meccanici della squadra? Tutti hanno hanno un proprio ruolo, ma come lo vivono? Cosa significa per loro avere a che fare a seconda di un lato box con uno o con l’altro pilota, interagire con gli ingegneri, ascoltare il rispettivo capomeccanico, osservare i colleghi al lavoro sull’altra monoposto o precipitarsi insieme al pit-stop?”

ITALIAN WHEELS: Secondo me molto dipende dal Team in cui ci si trova. O meglio, dipende da ciò per cui il Team combatte. In una squadra come la Force India, che si attesta dignitosamente a metà classifica, si ha l’impressione davvero di essere in una grande famiglia, perchè è la squadra che corre e non i singoli piloti. Ogni punto iridato guadagnato può fare la differenza in termini economici per la stagione successiva, e se a prenderlo è Hulk e non Checo i meccanici di Perez festeggiano come se l’avesse preso il messicano. Ed ovviamente viceversa. Se avessi fatto parte del Team Mercedes non so quanto questa mia affermazione sarebbe stata vera. Per quanto riguarda il dover interagire con l’uno o l’altro pilota questo è un problema davvero minimo, perchè sono due crew distinte e separate, che lavorano sì in sinergia ma ognuna per conto suo (anche gli uomini dei Pit sono in parte differenti per i due piloti), quindi quasi mai ci sono problemi di incomprensione. Ultimo appunto, che forse non fa parte della domanda ma che mi sento comunque in dovere di dover fare, riguarda il rapporto tra i meccanici ed il proprio pilota, che io definirei di stima reciproca. Hulk e Checo sanno di essere tra i piloti più veloci del mondo e si aspettano quindi di essere trattati come tali; ma anche i meccanici dimostrano di essere difficilmente sostituibili, sia a livello tecnico che a livello umano, e per questo si guadagnano la stima dei propri piloti.

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MANUEL TORCHIO: “I piloti nel Paddock interagiscono?”

ITALIAN WHEELS: Molto poco. Ovvero: parlano, confrontano a volte le proprie impressioni, si scambiano qualche battuta, ma per il resto non danno mai l’impressione di aver compreso appieno il senso dell’espressione “Compagni di squadra”. Sono accomunati dalla stessa casacca e dalla macchina con la stessa livrea, ma vivere in un mondo che sin dal primo giorno ti ripete che “Il tuo primo avversario è il tuo compagno di squadra” non favorisce certo lo scaturire di grandi amicizie in seno allo stesso Team. Sopratutto poi quando uno dei due dà l’impressione di essere una superstar (nel caso di specie Hulk) e l’altro sembra soffrire un po’ questa minore attenzione mediatica riservatagli (in Force India Checo). C’è competizione, sana competizione.

ANDREA BIANCHINI: “Come affrontano gli attimi prima della partenza i piloti? Hanno rituali scaramantici?”

ITALIAN WHEELS: I piloti con i quali ho avuto occasione di entrare in contatto non ne hanno molti. Corrono entrambi con delle immagini “portafortuna” inserite nell’abitacolo, portano degli oggetti con loro durante tutto il Campionato, ma a parte questo non hanno dato mostra di particolari rituali nei momenti prima della partenza. Momenti che entrambi i piloti vivono alternando auricolari a conversazioni e chiarimenti lampo con i propri ingegneri di pista, dopo aver sgombrato un po’ la mente con il proprio fisioterapista (Hulk per esempio ci palleggia assieme, sempre con lo stesso pallone).

MATTEO PELLEGRI: “Da italiano, com’è stato far finta di non tifare Ferrari?”

ITALIAN WHEELS: E’ vero, non tutti gli italiani sono ferraristi. Ma siccome io lo sono, la domanda ha perfettamente senso. E’ difficile, soprattutto nei primi giorni quando arrivi da semplice appassionato/tifoso e ogni volta che vedi arrivare una macchina rossa ti giri estasiato. Poi però la cosa va scemando, anche se non esultare al 2° e 3° posto in Qualifica, al podio di Vettel ed al sorpasso durante gli ultimi giri di Raikkonen a Perez è stato particolarmente doloroso…

GIUSEPPE GIAMUNDO: “In F1 lavorano solo professionisti con abilità nel loro settore sopra la media, come si reagisce nel box se un membro del team fa un errore molto grave o molto stupido?”

ITALIAN WHEELS: Durante la mia permanenza nel Team, per fortuna, eventi simili non si sono verificati. Però provo a risponderti comunque: da quello che ho visto, come hai detto tu, sono tutti consapevoli di essere professionisti che sono in quel settore solamente grazie alle loro qualità sopra la media. Quindi ogni errore, per quanto stupido o grave possa essere, viene vissuto come fosse un’eccezione, un qualcosa che può capitare (raramente) anche ai migliori e che quindi ci si lascia alle spalle con la consapevolezza che sia stato un caso. A conferma di ciò c’è anche il fatto che nessuna testa sia stata figurativamente fatta saltare nel box Williams dopo le due differenti mescole montate al Pit a Bottas in Belgio.

GIANCARLO PAGLIANI: “Com’è stato partecipare al Pit Stop?”

ITALIAN WHEELS: Visto che erano solamente delle esercitazioni, prive di qualsiasi pressione, è stato molto divertente. Anche perchè l'”Uomo del Lollipop” si rende conto appieno delle tempistiche dell’intera crew del Pit e nota fino in fondo quanto sia rapida l’intera operazione. Talmente rapida che persino quando si tiene una paletta di plastica per le mani non ci si può distrarre a vedere i meccanici che smontano e rimontano gli pneumatici: il tempo di mettere la scritta “Brakes” davanti agli occhi del pilota, girare la paletta su “Gear In” quando vengono tolti gli pneumatici usati che il semaforo diventa verde e la paletta deve scomparire.

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DARIO MINCHELLA & STEFANO BAIOCCO: “Quando Hulkenberg mi ha risposto al giovedì, ho sentito una forte puzza di fumo (ma non sono sicuro fosse lui). Tu hai notato qualcosa di strano?”; “Tempo fa qualcuno disse che in F1 c’era un fumatore incallito, hai visto qualche pilota fumare?”

ITALIAN WHEELS: Rivolgete la domanda alla persona giusta. Mai fumato in vita mia, quindi sensibilissimo a fumo passivo, odore di tabacco, sigaretta ed affini. Per Dario: più probabile che fosse un tifoso o uno Steward la causa di quell’odore, visto che giovedì io ho parlato con Hulk per la prima volta proprio dopo la Open Pit Lane e standogli a 20 cm non ho sentito nulla, neppure quando mi ha stretto la mano o quando mi è capitato di reggere la sua felpa. Per Stefano: non ne ho visto nessuno. Ma comunque credo che, qualora questa voce sia vera, si tengano ben nascosti quando si accendono una sigaretta. Non sarebbe di certo positivo per l’immagine di atleti che vogliono far trapelare dal mondo della F1.

RENATO CELLINI: “E’ vero che la Pirelli regala gli pneumatici nel dopo gara?”

ITALIAN WHEELS: Assolutamente falso. In F1 la Pirelli requisisce tutti gli pneumatici utilizzati da tutti i Team per svolgere controlli ed analisi comparative. Però nelle Formule minori gli pneumatici usati vengono buttati via. Quindi se aveste intenzione di creare un soprammobile con un Pirelli P Zero da gara non dovete far altro che appostarvi all’uscita del Paddock di F.2, F. Renault ed affini…

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