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F1, Monza: tutti i numeri e le info del Tempio della Velocità

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Di articoli che descrivono circuiti, ormai, ne ho scritti diversi. E’ la prima volta però che provo una certa soggezione mentre butto giù queste righe. Sarà che stavolta sono vicino, dannatamente vicino al tracciato di cui sto per svelarvi i segreti; sarà che stavolta, in qualità di membro del Sahara Force India F1 Team per l’intera durata del weekend di gara, so che tra sole poche ore quelle curve di cui sto per parlarvi le vedrò davvero, quell’asfalto quasi mistico lo calcherò sul serio. Perchè se l’Autodromo Internazionale di Monza è stato soprannominato “Tempio della Velocità”, “mistico” è la sola parola che mi viene in mente per riassumere in una sola parola questo tracciato storico.

Un circuito che nasce nel lontano 1922 – è il terzo circuito permanente ad essere stato costruito, dopo Indianapolis e Brooklands – per volontà dell’Automobile Club di Milano, come celebrazione del venticinquennale della loro fondazione. Due i tracciati originariamente previsti, che condividevano il rettilineo d’arrivo: una pista stradale formata da 7 curve e lunga 5500 m ed un ovale, con due curve paraboliche, lungo 4500 m. Il tutto ad esaltare le doti di velocità massima delle vetture, portate al limite da quei Cavalieri del Rischio che sono i Piloti. Categoria alla quale, da buon Tempio quale si propone di essere, Monza ha chiesto nel corso degli anni un corposo tributo: Alberto Ascari, Wolfgang von Trips, Jochen Rindt, Ronnie Peterson…Sono solo alcuni dei piloti che, nel romantico tentativo di spingersi sempre più verso il limite, hanno perso la vita sul nastro d’asfalto brianzolo, che si snoda tra la natura del Parco di Monza e dei Giardini Reali.

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Il layout attuale, dopo che venne dismesso il tracciato ovale, è frutto di numerosi interventi di modifica avvenuti nel corso degli anni, che hanno portato la lunghezza del circuito agli odierni 5,793 m. Sono 53 le tornate complessive che i piloti di F1 dovranno completare, per andare a coprire una distanza totale di 306,720 km. Sono solamente 11 le curve di Monza, di cui 7 a destra e 4 a sinistra, quasi tutte peraltro inframmezzate da lunghi rettilinei: ecco perchè a Monza il 71% del tempo sul giro lo si trascorre con la farfalla dell’acceleratore completamente aperta, con un consumo medio di carburante che si attesta attorno ad 1,75 kg/giro. Lo scorso anno, nonostante DRS e scie (che hanno consentito la realizzazione di 34 sorpassi)  le velocità massime non hanno tuttavia neppure sfiorato il record detenuto da Juan-Pablo Montoya con i suoi 372 km/h: nel 2014, infatti, gli Speed Trap non hanno registrato punte superiori ai 340 km/h. E’ lecito però aspettarsi, dalle più potenti PU di questa stagione, che questo dato venga superato in maniera piuttosto agevole.

Monza non è un circuito gentile neppure con l’impianto frenante delle monoposto di F1. Secondo i dati forniti dalla Brembo, infatti, il circuito è classificato come “Hard”: sono 7 i punti di frenata, con i piloti che per il 13% del tempo sul giro pigiano sul pedale del freno. 3 sono le decelerazioni con un valore superiore ai 5 G, con la staccata della Prima Variante che ne fa registrare addirittura 5,8. La decelerazione media, in ogni giro, si attesta invece sui 4,2 G. Non eccessiva, infine, è la sollecitazione del cambio, con 51 cambi marcia registrati durante ciascuna tornata.

Per 22 volte chi è partito dalla Pole Position è riuscito ad agguantare la vittoria, nonostante la posizione media del vincitore sulla griglia di partenza sia 3,08. Il pilota che ha raccolto il successo nel GP di Monza partendo più indietro nello schieramento si era qualificato 11°. La probabilità di veder scendere in pista la Safety Car, invece, si attesta sul 23%. Oltre agli assetti particolarmente scarichi aerodinamicamente (monoposto con così poca downforce si vedono solamente tra i rettilinei brianzoli), per favorire le velocità di punta il tracciato lombardo ha due zone DRS, una posta sul rettilineo d’arrivo ed una posta su quello del Serraglio. Conseguentemente saranno due anche i Detection Point: l’uno sito all’uscita della Parabolica e l’altro all’uscita della Seconda di Lesmo.

Il record sul giro in prova appartiene a Juan-Pablo Montoya, che con la Williams FW26 motorizzata BMW nel 2004 fermò il cronometro sull’1’19”525. Sempre al 2004 risale anche un altro primato, quello sul giro veloce in gara, fatto segnare stavolta da Rubens Barrichello con la Ferrari F2004 in 1’21”046. A Michael Schumacher appartiene invece il record sulla distanza, in 1 H 14’19”838, fatto registrare a bordo della Ferrari F2003-GA.

Nel 2014 a trionfare fu Lewis Hamilton, che approfittò dei due “lunghi” alla Prima Variante di Nico Rosberg, che terminò proprio alle sue spalle. A completare il podio andò poi Felipe Massa.

La Pirelli, per il GP d’Italia, ha portato le stesse mescole presenti in Belgio, ovvero le Medium e le Soft, oltre alle canoniche Intermedie e Full-Wet. Che forse stavolta, a differenza di quanto accaduto in Belgio, verranno tirate fuori dalle termocoperte: le previsioni meteo infatti parlano di clima incerto, con piogge leggere da venerdì a domenica e con temperature medie nell’ordine dei 23°.

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