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Verso la 24H di Le Mans: i risultati dei Test ed i valori in campo

Verso la 24H di Le Mans: i risultati dei Test ed i valori in campo

Ogni anno, a giugno, qualcosa nel nord della Francia si risveglia. Nei Paesi della Loira, tra i castelli fastosi, gloria dei re francesi che furono, ogni anno, a giugno, un suono sordo, un rombo lontano, inizia a risuonare più dei tuoni portati dai numerosi temporali che lambiscono la parte settentrionale della Francia. Sul Circuito della Sarthe, un irripetibile miscuglio di strade comuni e pezzi di tracciato, ogni anno, a giugno, va in scena la gara più affascinante del mondo del Motorsport, corsa da piloti velocissimi al volante di vetture ancora più rapide. Per un giorno ed una notte, attorno alla piccola città di Le Mans, il mondo si ferma ad ammirare lei: l’unica, inimitabile, 24 Ore di Le Mans.

Una gara unica nel suo genere, persino se paragonata alle altre che compongono il FIA WEC (World Endurance Championship, ndr). E’ una gara che infatti, pur essendo inserita in un Campionato, ha sempre fatto storia a sè: vincere il FIA WEC ma non vincere la 24 H di Le Mans è un po’ come fare il 5+1 al Superenalotto. Hai azzeccato 6 numeri, hai vinto, certamente: ma il banco non lo hai fatto saltare. E ovviamente questa maggiore importanza (nonchè la sua maggiore durata) la si nota anche nella differenza tra i punti iridati che vengono assegnati qui e quelli assegnati in ogni altra gara del WEC: a Le Mans c’è in palio il doppio dei punti canonici. E’ una corsa che necessita di una preparazione specifica sia a livello tecnico per le varie Case automobilistiche sia a livello fisico per i numerosissimi piloti che scenderanno in pista. L’Audi, ad esempio, sono circa 2 mesi che effettua test in giro per il mondo con le sue R18 e-Tron Quattro per saggiare la bontà del pacchetto aerodinamico creato specificamente per Le Mans, e così come lei sono in molti ad avere creato apposite soluzioni tecniche per affrontare al meglio questa gara. Proprio al fine di arrivare al 13 giugno (data di partenza della corsa) preparati nel miglior modo possibile, a Le Mans vengono organizzati ogni anno, poco prima della gara ufficiale, dei test aperti a tutti i partecipanti alla 24 H, che si svolgono ovviamente sullo stesso tracciato della Sarthe: una sorta di prova generale, dunque.

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Quest’anno i test non sono però serviti a molto: la pioggia ha infatti pesantemente condizionato entrambe le sessioni da 8 ore di prove, nelle quali peraltro ai piloti era stato detto dai vari team di non forzare il ritmo sia per non scoprire troppo presto le carte in tavola sia per non creare eccessivi allarmismi sul fronte della sicurezza circa le reali velocità che le vetture (soprattutto quelle della classe LMP1-H) riusciranno a raggiungere. Velocità sulle quali non si hanno molte certezze, dato che tutte le vetture ibride correranno a Le Mans per la prima volta nella loro configurazione energetica più potente, vale a dire con la Porsche ad 8 MJ, la Toyota a 6 MJ e l’Audi a 4 MJ.

Il verdetto fuoriuscito da questi test non ha fatto altro che confermare ciò che si era ampiamente notato nei primi appuntamenti del WEC, ovvero che, in LMP1, la Porsche 919 Hybrid è nettamente la vettura più rapida sul giro singolo. Dopo le Pole a Silverstone e SPA messe a referto dalla monoposto a ruote coperte di Stoccarda, il più veloce in pista è stato Brendon Hartley, con la Porsche 919 Hybrid colorata appositamente di rosso per commemorare la vittoria della Porsche 917 nel 1970. La 919 #17 ha completato un giro de La Sarthe in 3’21”061, mettendosi dietro la 919 Hybrid gemella guidata da Jani, che ha girato invece in 3’21”945. A spezzare il dominio Porsche ci ha pensato Marco Bonanomi, che con l’Audi R18 e-Tron Quattro si è piazzato in terza posizione con il suo 3’22’307, giusto davanti alla terza ed ultima 919 Hybrid impegnata nei test, quella di Tandy, che ha girato in 3’22”322. Il dominio tedesco non si arresta sino alla sesta posizione, dato che quarta è la R18 di Lotterer e quinta è la R18 di Duval. La Toyota, che finora in questa stagione è stata costretta a subire l’imperioso ritorno delle due Case tedesche e che sarà l’unica tra i “big” a presentarsi solamente con 2 equipaggi al via, non va oltre il 6° posto con la TS040 Hybrid di Davidson, che ha girato in 3’25”321, oltre 4” più lenta della vettura di Hartley. Quest’ultimo, in un’intervista rilasciata a margine delle prove, ha anche parlato dei tempi sul giro che potremmo vedere durante le Qualifiche ufficiali: “Difficile stabilire quale sarà la Pole Position quest’anno. Abbiamo fatto delle simulazioni che ci parlano di tempi attorno al 3’16” o addirittura al 3’15”, comunque molto al di sotto del record della pista (il 3’18”513 fatto segnare dalla Peugeot 908 di Sarrazin nel 2008, ndr). Sicuramente la Porsche arriva a Le Mans preparata molto meglio rispetto al 2014.”

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C’era poi molta attesa, nella LMP1-H, per l’esordio ufficiale della Nissan GT-R LM Nismo, costretta per difficoltà tecniche a dare forfait nei primi appuntamenti stagionali. Ebbene, visti i primi riferimenti cronometrici, la situazione finora è, sportivamente parlando, tragica. Tralasciando i numerosi problemi tecnici che hanno costretto ai box per moltissimo tempo due delle tre vetture della Casa giapponese, ciò che ha fatto sollevare il sopracciglio a molti in segno di scetticismo sulla competitività effettiva della vettura è stato il best time della GT-R, siglato da Oliver Pla in 3’43”383. Che non solo è più lento di quasi 22” rispetto al crono della 919 Hybrid, ma che non è bastato alla Nissan nè per risultare più veloce delle vetture prive di sistemi di recupero dell’energia (come la Rebellion), nè per essere più veloce delle vetture della classe inferiore, la LMP2. L’impressione è che Marc Genè, che dopo le primissime messe in strada della GT-R si è tirato indietro dal ruolo di pilota per assumere le vesti di consulente, potrebbe averci visto lungo.

In LMP2 invece il crono più rapido lo ha fatto segnare Lauren Vanthoor con la Ligier-Honda, che ha fermato le lancette sul tempo di 3’41”919, quasi 2” più rapido della Nissan GT-R LM Nismo. Dietro di lui, motorizzato appunto Honda, si trova lo squadrone formato dai motorizzati Nissan, con la Alpine-Nissan di Chatin staccata di poco più di 3 decimi e la Oreca-Nissan di Chandock a quasi mezzo secondo.

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Dominio Aston Martin invece per quanto riguarda le classi GTE-PRO e GTE-AM, rispettivamente guidate dalla Vantage di Darren Turner, che ha girato in 3’58”069, e dalla Vantage di Pedro Lamy, che ha fermato il cronometro sul 3’59”338. Il team italiano AF Corse, che si presenta al via nella classe GTE-PRO con il collaudatissimo trio di piloti Vilander-Bruni-Fisichella al volante della Ferrari 458, nei test si è palesemente nascosto riuscendo comunque a centrare il 3° tempo di categoria in 3’58”616. La prima 458 della categoria GTE-AM è stata invece quella guidata da Giammaria-Cressoni-Mann, che è seconda con il crono di 4”00”677.

Appuntamento tra poco meno di due giorni, dunque. E che vincano i migliori.

 

 

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