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F1, Sepang: le Pagelle dei Piloti

F1, Sepang: le Pagelle dei Piloti

E’ il day after dell’epica impresa Rossa in terra malese, ovvero della splendida vittoria di Sebastian Vettel e della Ferrari SF15-T sul circuito di Sepang, che è stato testimone di un ritorno al vertice imprevisto, ma prepotente e perentorio. Andiamo ora, quindi, a dare i voti ai protagonisti del GP.

SEBASTIAN VETTEL – 10. SuperSeb è tornato. L’unico errore che commette, in tutto il weekend di gara, è un futile testacoda durante le prove libere: per il resto, il tedesco è semplicemente perfetto (o perVettel, fate vobis). Dopo una qualifica “monstre” sul bagnato, scatta bene al via, regolando subito le velleità di Nico Rosberg, ha un ritmo impressionante con qualsiasi mescola, supera in pista entrambe le Mercedes e va a vincere con quasi 10 secondi di vantaggio su quelle W06 Hybrid che solo due settimane fa sembravano imprendibili. Il team radio finale, in italiano, la dice lunga su quanta voglia di riscatto abbia in corpo questo pilota: se la SF15-T continuerà a supportarlo per tutto l’arco della stagione, ne vedremo davvero delle belle.

LEWIS HAMILTON – 8,5. Contro questa Ferrari e questo Vettel neppure “Ham” è riuscito ad opporre resistenza. L’inglese si impegna, conquista la Pole e cerca anche di andare in fuga nel corso del GP dopo aver mantenuto la leadership della gara al via, ma (e sembra assurdo dirlo, visto che guida una Mercedes) semplicemente non ne ha per andare a prendere la macchina rossa davanti a lui. Si lamenta un po’ con il muretto per avergli cambiato in corsa la strategia nella parte finale di gara, montandogli le Hard al posto delle preventivate Medium: forse, visto il degrado di queste ultime, dovrebbe ringraziare il suo box per avergli evitato una sosta in più.

NICO ROSBERG – 6. Fa il suo compitino, ma nulla di più. In qualifica le busca non solo dal proprio team mate, ma anche da Sebastian Vettel; in gara non riesce mai ad impensierire i due di testa, limitandosi a seguirli da lontano. Neppure una strategia differente durante le fasi conclusive della corsa gli permette di mettere il sale sulla coda ad Hamilton. Sul podio, l’inglese e Vettel se la ridevano: Rosberg, invece, aveva un sorriso decisamente tirato. Ora che le Mercedes sono a tiro delle Ferrari, si sta rendendo conto che probabilmente la lotta per il titolo mondiale rischia di non essere più una faccenda “a due”. E Hamilton, Vettel e Raikkonen non sono certo dei clienti facili da gestire…

KIMI RAIKKONEN – 8. Il voto è frutto della media matematica tra la qualifica “cannata” in pieno, che gli costa l’esclusione già nella Q2 (anche se non solo per colpa sua, ad onor del vero) e la monumentale gara da 10. Ha la sfortuna incredibile di incappare in una foratura, dopo soli pochi km di gara, proprio dopo aver oltrepassato la Pit Lane, dovendo poi percorrere un intero giro – e Sepang non è un circuito propriamente breve – su 3 coperture, finendo così in ultima posizione. La SC lo aiuta non poco, ma poi Iceman ci mette del suo: a suon di sorpassi, con un ritmo forsennato ed una gestione degli pneumatici ai limiti della perfezione, risale la china fino ad artigliare uno splendido 4° posto finale. Siamo sicuri che non appena la gomma posteriore sinistra della sua SF15-T la smetterà di dargli continue fregature (è la stessa che lo ha costretto al ritiro in Australia!), Raikkonen potrà dire la sua durante questa stagione.

VALTTERI BOTTAS – 6,5. Dopo una qualifica sottotono, che lo relega addirittura in nona posizione, il driver finlandese scala la classifica fino a raggiungere la quinta piazza finale, al termine di una gara comunque senza acuti, caratterizzata anzi da una partenza tremenda che lo fa sprofondare in 14esima posizione. Bottas sembra essere sottotono, forse anche limitato dalle condizioni fisiche che continuano ad essere non proprio ottimali. Complice anche una Williams che sembra aver fatto qualche passo indietro rispetto allo scorso anno (Sepang in linea teorica è un tracciato sul quale la configurazione a basso carico aerodinamico della FW37 avrebbe dovuto rappresentare un vantaggio), appare leggermente in difficoltà.

FELIPE MASSA – 6. Sufficienza stiracchiata per l’ex ferrarista, autore anche lui di una gara piuttosto anonima. Precede il compagno di scuderia in qualifica, ma gli finisce dietro in gara. Così come Bottas, anche Massa sembra risentire del calo prestazionale accusato dalla monoposto di Grove in questa prima parte di stagione. Sia lui che il proprio compagno di squadra hanno un po’ bisogno di ritrovarsi.

MAX VERSTAPPEN – 8,5. Entra nella storia della F1 diventando il più giovane pilota di sempre a piazzarsi in zona punti. Sovrasta il team mate in qualifica, che chiude addirittura al 6° posto, in gara non fa errori (se si esclude un “lungo” mentre stava prendendo la corsia dei Box), prende a sportellate piloti del calibro di Ricciardo e con una Toro Rosso si mette dietro entrambi le Red Bull. Ultimo dei piloti a pieni giri, precede anche al traguardo il suo compagno di squadra, dimostrando una maturità davvero inaspettata per un diciassettenne. Dopo le critiche ricevute all’indomani del GP di Melbourne, il giovane Verstappen fa vedere di cosa è davvero capace.

CARLOS SAINZ JR. – 7,5. Una qualifica pessima, che lo vede fuori già in Q2 in 15esima posizione, salvata da una gara di alto livello, tutta in rimonta e priva di sbavature. Da 15° il giovane spagnolo termina 8°, primo dei piloti doppiati, subito dietro il proprio compagno di squadra e davanti anche lui alle “sorelle maggiori” Red Bull. Il team faentino ha trovato una coppia di piloti davvero niente male.

DANIIL KVYAT – 6. La qualifica aveva anche fatto ben sperare i tifosi del driver russo, che aveva concluso 5°, subito dietro il proprio compagno di squadra. Ma era stata soprattutto la pista bagnata a permettere alle Red Bull di non fare una ben più magra figura. In condizioni di asciutto, infatti, i limiti tecnici che soffre la RB 11 si palesano con imbarazzante evidenza: PU non all’altezza della concorrenza in termini di potenza e linearità di erogazione, consumo delle gomme elevato e, come se non bastasse, anche dei problemi relativi alla gestione dei freni. Kvyat conclude 9°, doppiato, ma davanti al suo compagno di squadra. La direzione gara gli dà anche ragione nel contatto con Hulkenberg, che lo fa finire in testacoda: giudizio giusto, quelle dei commissari, ma Kvyat avrebbe anche dovuto aspettarsi che la Force India del tedesco si ripresentasse al suo interno in curva 2.

DANIEL RICCIARDO – 5. Il sorriso c’è sempre, la serenità chissà. E’ buon 4° in qualifica, è malinconicamente 10° in gara. Si fa sopravanzare anche dal proprio team mate (che però ha un testacoda in più sul groppone), al termine di una gara combattuta più con la sua vettura che non con gli avversari. Autore anche di diversi errori in fase di staccate durante manovre di difesa e/o di sorpasso, l’australiano avrebbe bisogno di un mezzo miracolo in termini di sviluppo della vettura per tornare ad essere il pilota ammirato lo scorso anno.

ROMAIN GROSJEAN – 6,5. La partenza è da cineteca: si infila nel pertugio creatosi tra Maldonado e Raikkonen, e nelle prime fasi è ben saldo in zona punti. La sua gara sostanzialmente finisce quando si tocca con Perez (giudicato giustamente colpevole dai commissari), finendo in testacoda e perdendo molti secondi preziosi. Termina 11°, primo pilota fuori la zona punti, ad un giro di distacco da Vettel. Questa E23 sembra essere una grande incompiuta di questa stagione.

FELIPE NASR – 4,5. Ricordate l’exploit di Melbourne? Beh, in Malesia è tutta un’altra storia. Tocca ancora una volta Raikkonen (per cortesia, teneteli lontani), forandogli una gomma e danneggiando la propria ala anteriore, e per il resto della gara naviga nelle retrovie, concludendo fuori dalla zona punti e doppiato. Per non parlare delle sberle che prende da Ericsson in qualifica, quando lo svedese riesce ad entrare in Q3 e lui è addirittura fuori in Q1. E’ stata semplicemente una chimera?

SERGIO PEREZ – 4. Inizia ad essere snervante. In carenza di risultati, sopperisce tale mancanza con eccessi di foga e aggressività da troppo tempo ormai. Grosjean era nettamente più veloce di lui, e soprattutto era davanti già di mezza macchina, quando il messicano decide di allargare leggermente la traiettoria, toccandolo e mandando in testacoda l’incolpevole pilota della Lotus. Per non parlare di quanto inutilmente gli si chiuda la vena quando vede Button negli specchietti. 14° in qualifica, 13° in gara, si becca anche 10 secondi di penalità per il suddetto incidente con Grosjean, che gli costa anche 2 punti della Superlicenza. 

NICO HULKENBERG – 4. Condivide il votaccio con il proprio compagno di squadra, al quale è davanti in qualifica ma è dietro in gara. Corsa anonima, quella di Hulk, rallentata anche dalla penalizzazione di 10 secondi inflittagli dai commissari per aver mandato in testacoda Kvyat. Finisce 14°, doppiato. Se la VJM08 non è in giornata, ci mette ben poco del suo. In più, anche lui si vede decurtati 2 punti dalla Superlicenza. 

ROBERTO MERHI – 5,5. Cenerentola del Circus, la sua Manor Marussia di certo non gli permette di fare sfaceli. Al volante di una vettura sostanzialmente del 2014, il rookie spagnolo può ben poco contro gli altri della classe. Non si può nemmeno dire che sia bravo a non creare guai nonostante l’inesperienza, perchè è davvero troppo lontano da chiunque per essere d’impaccio (basti pensare che conclude a 3 giri di distacco da Vettel). Gli avremmo dato la sufficienza sulla fiducia, ma nel corso del weekend inanella una serie impressionante di testacoda – forse siamo arrivati addirittura a 5: ok l’inesperienza, ma qui forse si esagera.

PASTOR MALDONADO – 6. Assieme a Raikkonen divide la palma di pilota più iellato della F1 attuale. Dopo nemmeno 500 m è stato mandato contro le barriere in Australia, qui invece la sua E23 lo lascia a piedi mentre brancolava nel limbo della 12esima-13esima posizione. Era davanti al compagno di squadra in qualifica, in gara questa differenza sembra azzerarsi. Va segnalata però una cosa: finora, sembra aver smesso di combinare pasticci al via. Però i suoi 3 punti sulla Superlicenza li perde comunque, stavolta per non aver rispettato il limite di velocità imposto durante il regime di Safety Car.

JENSON BUTTON – 6. Fa tenerezza vedere un ex campione del mondo costretto a lottare con una macchina con un nome così blasonato ma con delle prestazioni così tragicamente imbarazzanti. E’ fuori già nel Q1, dopo la SC si trova addirittura ai margini della zona punti, ma viene poi fagocitato nel gruppo della mediocrità. Si ritira ad una quindicina di giri dalla fine, dopo un laconico team radio: “I’ve lost the power”. Ovvero, “Ho perso potenza”. Se questa MP4-30 non è la peggior vettura che ha guidato nella sua carriera, ci manca davvero poco.

FERNANDO ALONSO – 6. Se fa tenerezza Button, cosa può ispirare l’indomito Alonso al volante della McLaren? Ancora più tenerezza, semplice. Al suo esordio in pista nel 2015, è fuori in Q1 ed è costretto al ritiro per problemi alla PU (ma dai?), mentre la vettura che ha abbandonato la scorsa stagione va a vincere. Era addirittura riuscito ad entrare, in una certa fase della gara, in zona punti: ma è un brodino caldo per un pilota che andava in McLaren con l’intento di spaccare il mondo. Dice che hanno recuperato 1″2 dal GP d’Australia: Fernando, con i margini di miglioramento che avete, è il minimo sindacale. E lo sai anche tu.

MARCUS ERICSSON – 5. Criticato per le sberle rimediate in Australia dal proprio compagno di squadra, in qualifica è un leone. Con merito e senza scorrettezze tiene dietro Raikkonen in pista e nel crono, e si classifica addirittura 10°. Poi, in gara, si fa prendere forse dalla foga e si ritira dopo soli 3 giri, finendo nella sabbia in uscita di curva 1 dopo un “lungo” in staccata durante un tentativo di sorpasso. Ha gettato alle ortiche una buona occasione per fare risultato, facendo tutto da solo.

WILL STEVENS – SV. Si è visto in Malesia, ma solamente nel Paddock. La sua Manor Marussia, per problemi di alimentazione, lo lascia a piedi sia in qualifica che in gara, non permettendogli di prendere parte a nessuna delle due. Diciamo che è andato in vacanza a Kuala Lumpur gratis.

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