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F1, Marussia al capolinea: l’addio al mondiale 2015

Marussia F1 Team

Era rimasto solamente un barlume di speranza, ma ormai pare non esserci più neppure quello. Per il Marussia F1 Team sembra infatti essere davvero arrivato il momento di salutare per sempre il Circus della F1. Dopo essere stata colpita in maniera mortifera da una grave crisi finanziaria nell’ultima parte della scorsa stagione, verso la fine di gennaio le cose, per la scuderia anglo-russa, sembravano quasi essersi sistematecon l’annullamento dell’asta fallimentare per l’improvviso arrivo di un nuovo misterioso investitore. E le voci circolanti parlavano addirittura di una data, il 19 febbraio, in cui la Marussia sarebbe addirittura uscita dall’amministrazione controllata dei beni nella quale era piombata. Ma la realtà dei fatti è purtroppo completamente diversa, a quanto pare.

Diversa al punto da spingere la Marussia a tentare un ultimo disperato colpo di coda per cercare di partecipare al Mondiale F1 2015: l’idea del team era infatti quella di presentarsi al GP di Melbourne schierando le vetture 2014 (con una line up di piloti inedita, vista la risoluzione del contratto di Chilton e le tragiche condizioni di Bianchi). Per rendere questa proposta realtà la Marussia avrebbe però avuto bisogno dell’autorizzazione all’unanimità dallo Strategy Group della F1, riunitosi pochi giorni fa a Parigi. Autorizzazione che, com’era prevedibile, non è arrivata. Mercedes, Ferrari, Red Bull, McLaren, Williams e Force India (con l’aggiunta di una rappresentanza della FIA e di una della FOM) hanno infatti rigettato la proposta.

Tale unanimità, ufficialmente era richiesta a causa delle modifiche regolamentari di questa stagione, che modificando l’altezza minima da terra dei musetti delle monoposto hanno reso irregolari molti telai di F1 dello scorso anno, compreso ovviamente quello della Marussia. Ma la sensazione è che la motivazione reale per cui la proposta è stata rigettata sia un altro: avendo infatti un team in meno sulla griglia di partenza, per le scuderie rimanenti aumenta automaticamente la parte di utili derivanti dai diritti televisivi e pubblicitari della F1. Una motivazione davvero triste e poco sportiva, che ben poco ha a che fare con il sano spirito di competizione che dovrebbe animare il mondo della F1. Ancora una volta il portafoglio ha avuto la meglio sulla passione. 

 

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